Italia: solo 0 a 0 con la Svizzera

ItaliaE’ ancora una nazionale che poco convincente e che non diverte i suoi tifosi. Ieri sera l’amichevole con la Svizzera è finita in parità e senza nemmeno un gol segnato. Dopo la disastrosa spedizione in Sudafrica, va accolto come un punto ‘ufficiale’, se non altro per lo spirito messo dagli azzurri al cospetto di una rivale che tradizionalmente regala poco. Confermato sul campo quello che si era intuito, cioè che non sarebbe stata la solita scampagnata d’agosto. Buono il primo tempo degli azzurri. Giocate di prima, schemi che entrano con sufficiente automatismo. Piace la spinta di Zambrotta a destra, dalla parte opposta Marchisio si adatta bene ad un ruolo non congeniale. Il più convincente è Giuseppe Rossi: la punta del Villarreal gioca tra le linee, facendo capire poco o niente ai lentoni della difesa elvetica. Si difende bene anche Gilardino, che da prima punta si presenta solo davanti all’attento Benaglio alzando la mira. Di Criscito (gran colpo di testa respinto da Benaglio) e Marchisio (conclusione sbagliata da favorevole posizione) le altre chance significative degli azzurri. Nota negativa, un problema alla caviglia per Camoranesi, che lascia spazio a Pepe. Gli elvetici devono attendere un calo di brillantezza degli azzurri per farsi vedere. Quando lo fanno però sono insidiosi: in mediana Inler si conferma signor giocatore (personalità anche nelle battute dalla distanza), in avanti Frei lotta ma è un po’ fumoso. Più concreto N’Kufo, abile nella protezione della palla: suo il lavoro di preparazione sul quale Barnetta scaglia un bolide da fuori area cogliendo la traversa. Dopo l’intervallo, dentro Iaquinta e Santon per Gilardino e Zambrotta. La gara perde d’intensità. La prima chance è svizzera: N’Kufo tira poco, ma è perfetto per favorire gli inserimenti dalla mediana: su una sua giocata da sinistra, Barnetta impatta male al cospetto di Buffon. Gli azzurri insistono sul tema della verticalizzazione, una vera tortura per i centrali Senderos e Grichting: su lancio di Marchisio, Iaquinta non trova la porta sull’uscita di Benaglio. Intorno al quarto d’ora D’Agostino rileva in regia Pirlo, mentre bisogna aspettare la metà della ripresa per le prime mosse di Hitzfeld. La solita girandola di sostituzioni sembra togliere mordente al finale, ma due brividi sono in agguato. Il ragazzino Derdiyok scaglia un diagonale velenoso sul quale Buffon salva il risultato, poi Quagliarella sotto misura trova la deviazione del solito Benaglio.

Italia: test importante con la Svizzera

marcello_lippi_primopiano1L’Italia del futuro? Senza Totti, Toni, Cassano e Balotelli. Marcello Lippi scarterà “chi non ha dato certe risposte” perchè “non bisogna più perdere tempo”. In attesa che Amauri diventi italiano, cosa che potrebbe avvenire entro l’anno, il tecnico viareggino pensa alla formazione che domani a Basilea giocherà con la Svizzera ma, soprattutto, a quella che disputerà il mondiale sudafricano nel 2010. E’ una nazionale che si affida ancora ai veterani (tranne Gattuso e De Rossi, a riposo). “Se abbiamo una possibilità su un miliardo di rivincere il mondiale, non è certo mettendo da parte determinati giocatori, che sono stati straordinari” – spiega Lippi – “Anche se dovranno meritarsi la conferma, non si rimane nel gruppo per gratitudine, perché rinunciare a elementi come Buffon, Zambrotta, Gattuso, Pirlo, De Rossi?”.
Per Toni (fermo per infortunio), Amelia, Montolivo, Gamberini e Legrottaglie, l’esclusione è un chiaro messaggio. Così come per Cassano. Il futuro è fatto dai Marchisio e dai Criscito (gli ultimi arrivati nel ritiro fiorentino), oltre che dal “fedelissimo” Giuseppe Rossi. “Queste convocazioni sono significative. Siamo a un anno dal mondiale, il tempo stringe. Chi non è stato all’altezza resta a casa: non è una bocciatura, per tornare deve dimostrare di aver recuperato quei livelli necessari. I prossimi tre mesi sono i più importanti. Anche prima del Mondiale vinto facemmo un anno di luci e ombre, poi dalla vittoria d’agosto a Dublino fu un crescendo – precisa Lippi – In tre anni di mia gestione, che ha vissuto momenti entusiasmanti, due mesi deludenti ci possono stare. Io vado avanti sulla via della ricostruzione, il rinnovamento passa per gli Under 21 che ho chiamato qui, ma anche per qualche vittoria. Le rivoluzioni vere servono non per le mezze delusioni, e soprattutto hanno tempi più lunghi”.